Archimede | Eisenman

Il seguente articolo nasce come commento al testo “Modelli  decisonali  diagrammatici scientifici  per un'architettura in forma di modello” [0.] del professor Saggio; come sanno gli ‘addetti ai lavori’ lo strumento del diagramma è diventato, dagli esperimenti di Eisenman in poi, molto diffuso nell’architettura contemporanea. E' fondamentale comprendere natura, potenzialità e limiti di questa precisa modalità progettuale, come Saggio stesso pone in evidenza: “[...] il modello non tende a simulare e poi verificare l’efficacia e l’ottimizzazione di tutta una serie di sottocomponenti del progetto, ma diventa una guida metodologica, un diagramma, uno schema in progress […]. Non si tratta necessariamente della progressiva concretizzazione di una idea formale, ma della prefigurazione delle relazioni che intercorrono nell’architettura a partire da un codice DNA generatore e regolatore dello sviluppo.” [1.]

L’aspetto sostanziale di una progettazione diagrammatica è proprio nel suo riuscire ad essere, dinamica, fortemente inclusiva, simbolica e al tempo stesso profondamente concreta quando è calata nel nostro ambito disciplinare, per sostenere questa posizione voglio riportarvi questo brano di Noel:

Nelle antiche scienze esatte – non solo la matematica ma anche l’astronomia e la meccanica – e in molti altri campi come la teoria musicale, i diagrammi occupavano sempre il centro della scena […] Lo scomparso storico inglese della matematica David Fowler diceva che ciascuna proposizione consiste nel <<disegnare una figura e poi raccontare una storia su di essa>>. Tutto riguarda queste figure, tutto è fatto in funzione di queste figure.
[…]
Nella scienza moderna è anzi considerato fondamentale assicurarsi che nessuna informazione dipenda dai diagrammi, altrimenti ci si potrebbe ritrovare con un argomentazione falsa,
[costruire una dimostrazione in funzione al diagramma può portare a una sineddoche fallace, un caso particolare può essere erroneamente interpretato come regola generale (N.d.S.)] Perciò i filosofi e i logici moderni sono irremovibili al riguardo: mai basarsi sui diagrammi!
È una questione logica e filosofica profonda: il linguaggio è generale, ma un diagramma è particolare.
[…]
Il che è esattamente l’opposto di ciò che facevano i matematici greci pur senza, incredibilmente, commettere errori di logica. […] La matematica greca è rigorosa quanto quella moderna. Come è possibile?
[…]
Gli antichi diagrammi non sono illustrativi, sono informativi; fanno parte della logica della proposizione. Quindi possiamo definire la scienza greca come una scienza visiva.
[…]
L’uso di archi circolari per rappresentare poligoni costituisce una regola per il disegno di diagrammi in questo trattato [“il metodo”di Archimede].
[…]
Perché i matematici greci non realizzano rappresentazioni fedeli? Perché consideravano soddisfacenti i disegni schematici? Non pensiate che ciò dipenda dal fatto che gli antichi disegnatori avessero carenze di qualche tipo. Erano in grado di produrre spettacolari rappresentazioni pittoriche.
[…]
La ragione è che quegli strani diagrammi apparentemente irrazionali erano la soluzione trovata dai greci al problema filosofico dell’utilizzo di diagrammi nelle dimostrazioni. Questo è un punto difficile e profondo, che merita la nostra attenzione e ammirazione.
[…]
Per esprimere questo fatto in termini più generali, gli antichi diagrammi sono schematici, e in questo modo danno una rappresentazione di proprietà più ampie, topologiche, di un entità geometrica. E tali proprietà sono generali e attendibili: è possibile rappresentarle per mezzo di un diagramma altrettanto bene quanto è possibile farlo con il linguaggio; di conseguenza, i diagrammi antichi possono contribuire alla logica di un’argomentazione perfettamente valida.
[2.]

 

I diagrammi sono cioè 'IPERFUNZIONALI' per rubare un'espressione al professor Saggio, sono rigorosi scientificamente parlando e sono evocativi dal punto di vista immaginifico. L'utilizzo di questo strumento basato sull'analogia ci permette di risolvere importanti istanze che sono fulcri nell'architettura di sempre:

1) l'architettura è sempre legata a un luogo e un tempo ed esprime lo spirito di essi, come scritto sopra il diagramma non è generale ma particolare ed è un fatto che gli architetti i quali meglio hanno usato tale strumento lo hanno fatto per risolvere questioni locali e specifiche.

2) i diagrammi non sono illustrativi (non uno schizzo) ma informativi, nell'architettura contemporanea questo aspetto che è sempre stato sotteso nelle opere del passato è portato alle sue estreme conseguenze grazie alle tecnologie BIM e ai sistemi interattivi più evoluti.

3) i diagrammi possono essere scientificamente rigorosi e quindi permettono di rispettare fermamente la "utilitas" vitruviana

4) i diagrammi esprimono proprietà topologiche, quindi hanno valenza estensiva attraverso tutte le declinazioni nel rispetto delle invarianti di base.

5) i diagrammi esprimono realtà relazionali, questione che in architettura è di estrema rilevanza come esprimeva già Bernini: "le cose non appaiono soltanto come sono ma anche in rapporto a ciò che è loro vicino, rapporto che cambia la loro apparenza" [3.] e di conseguenza in termini più estensivi con il rapporto tra soggetto e oggetto. 

Tornando alle osservazioni del professor Saggio, è evidente che proprio in questa epoca che stiamo vivendo nella quale l'informazione è la materia prima dell'economia e nella quale la tecnologia ha per la prima volta la potenza di corrispondere alla complessità e articolazione del pensiero umano, possiamo concepire in maniera concreta un'architettura simbolico-relazionale capace di  assolvere a problematiche multifattoriali con elevata efficienza ed efficacia sia nelle sue componenti fisiche che percettive. 

La ragione quindi di usare un tale strumento non è un vezzo ma una necessità, lo strumento invera un tipo di architettura.

 

[0.] SAGGIO in www.Rappresentazione.Net, Maggio 2003

[1.] SAGGIO, Introduzione alla rivoluzione informatica, Roma 2007

[2.] NETZ-NOEL, Il codice perduto di Archimede, Milano 2007

[3.] CHANTELOU, diari (1665), in DEL PESCO, Bernini in Francia, Napoli 2007