Dentro i bit e il pixel

[...] I piani si articolano e oscillano in aree coloristiche e tonali ma le forme sono tutte ricavate da un tessuto unico come fossero variazioni di un'unica tessitura. Per questa via Hadid, operando secondo una modalità concettuale, grafica e astratta, delinea un'interpretazione originale e anche come dire, molto femminie, del contesto. Il vocabolario italiano Zingarelli dice, che contesto è prima di tutto, appunto, "tessitura" (cfr. Zingarelli, 1990: Contesto [...] 1. lett. Tessitura, intreccio>>) [...] Il suolo e le sue articolazioni fisiche si modellano insieme ai piani dell'edificio, non esiste più una dicotomia tra costruito e non costruito, tra edificio e landscaping, ma i contorni anche operativi si sfumano in una tessitura di insieme, in un disegno nuovo di connessioni. [1]

E' interessante qui partire dalla Zaha Hadid pittorica per parlare di alcuni termini legati all'Information Technology, partiamo dal termine "texture" letteralmente tessitura e cioè l'articolazione a maglie di elementi eletronici di base ovverosia i cosiddetti pixel. Il termine pixel è la contrazione delle parole "picture" e "element" vale a dire elemento di immagine, pochi sanno che il pixel può avere diverse forme e non necessarimente quadrato, potenzialmente l'elemento può essere tondo o rettangolare o romboidale o diversamente articolato.

I pixel sono codificati in bit cioè binary information unit che possono assumere valori 0-1, più bit associati a un pixel significano più ampiezza di colore descrivibile, con solo 1 bit il pixel può essere solo bianco o nero, aumentando fino a 8 bit si ottengono 28 combinazioni cioè 256 colori, se poi si attribuiscono 8 bit per ogni canale RGB si ottengono 256x256x256 combinazioni vale a dire sedici milioni di colori, il cosiddetto Truecolor.

A questo discorso sull'ordito della texture va associato quello sulla trama, quanto è fitta e quindi quanta risoluzione comporta. La questione della risoluzione è da molti fraintesa come un discorso sulla qualità dell'immagine, ma questo è sbagliato, la risoluzione è una densità e quindi una quantità non una qualità. Inoltre ciò che non è sufficientemente sottolineato (o addirittura completamente assente) in molti manuali è che la risoluzione ha a che fare con l'osservatore più che con il supporto. Ne sono la dimostrazione i cartelloni pubblicitari, se ci si avvicina ci si renderà conto che hanno una risoluzione bassissima e che hanno punti molto grossi e radi eppure dalla strada appaiono colori compatti e continui.

Questa ovviamente non è una novità, si tratta della ricomposizione retinica che i puntinisti conoscevano e usavano già nell'ottocento, eppure persino tra i tecnici sembra essere stata perduta questa nozione e vengono prodotte immagini pesantissime per stampe da osservare a uno o due metri di distanza o ancora immagini a risoluzione utile a una stampa fotografica trasferite direttamente a supporti video che possiedono risoluzioni minori di un terzo.

Per capire la ragione per cui ci interessa questo a livello architettonico dobbiamo innanzitutto tenere presente che c'è una stretta correlazione tra la soluzione tecnica della pittura e quella dell'informatica e il modo di usare lo strumento attraverso la tessitura (che sia di pixel o di vernice) è un modo di pensare e concepire il mondo e a tal proposito voglio riportare la definizione di paesaggio offerta da Lassus durante una conferenza:

Che cosa è per me il Paesaggio: la potenza dell'apparenza! Con delle divisioni di una superficie è possibile colorare una corazzata in modo che sia invisibile! [...] potenza del colore, della scomposizione delle superfici. Il paesaggio è una sintesi visiva di cui non si conoscono i vari pezzi.
(Bernard Lassus, conferenza "per una demarche globale", Roma 15 novembre 2012)
 
Pensare il paesaggio non è quindi pensare il verde ma pensare tessiture che sfumano l'artificiale nel naturale e viceversa attraverso la frammentazione e la sintesi percettiva, la definizione della realtà dipende dalla posizione dell'osservatore e questa posizione è in movimento così come può essere in movimento l'oggetto osservato.
Il problema del pixel,o del frammento in sé, è che non porta informazioni oltre quelle cromatiche e in verità proprio questo fatto permette la sua ambiguità tra artificio e natura, esiste però un modo di pensare le informazioni e quindi di concepire e strutturare il mondo che possiede diversi livelli di informazione e di specificazione simultanea, Il layer è un superamento di un mondo piatto, un mondo raster, in cui gli elementi possono essere solo giustapposti e disposti sulla superficie, un mondo bloccato dalla prossimità delle informazioni che sono piatte in tutti i sensi possibili:
 
L'era dell'informazione fornisce un modello complessivamente diverso di città, di paesaggio urbano e anche, in parte, di territorio: misto di usi, sovrapposto nei flussi, aperto 24 ore su 24 con attività produttive, ludiche, sociali e residenziali in cui si intrecciano elementi naturali e artificiali insieme alla combinazione di funzioni e di usi. [2]

[1] SAGGIO, Architettura e modernità, Roma 2010

[2] SAGGIO, Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura, Roma 2007

Per la conferenza di Bernard Lassus:

http://vimeo.com/54021113

http://vimeo.com/54024547

Appunti ed approfondimenti basate sulle lezioni del corso ITCAAD 2014 prof. Antonino Saggio