Spazio come informazione

Dice Paul Valéry, con le parole di Socrate, che per la natura non vi è
differenza tra un’azione e il modo in cui essa si sviluppa: “quasi che
ad una stessa sostanza appartengano la strada presa, la cosa che per
quella strada si mette, il tempo impiegato a percorrerla.

- Saggio, Lo strumento di Caravaggio

Al centro della questione architettonica è "lo spazio". 

La concezione dello spazio varia con il variare delle epoche poichè esso non esiste come dato oggetti ma è piuttosto una forma mentis, finchè il mondo era euclideo il mondo era piatto, per entrare nello specifico del nostro vivere fisico possiamo fare l'esempio della differenza suono-rumore, entrambi sono derivati dalla vibrazione di una membrana dell'orecchio a causa di compressioni e dilatazioni dell'aria ma la vera differenza tra i due termini è di ordine soggettivo al punto che la musica classica può essere rumore per alcuni suono delizioso per altri.

Ancora più impressionante è la differenza tra prospettiva e visione stereoscopica, per vedere in maniera prospettica è sufficiente un occhio ma per percepire le volumetrie servono non tanto due occhi (condzione necessaria ma non sufficiente) ma un cervello in grado di ricostruire mentalmente lo spazio (condizione necessaria e sufficiente) tanto è vero che è stato dimostrato che anche persone non vedenti possono usare le medesime strutture cognitive dei vedenti utilizzando però i ritardi nei ritorni acustici rispetto alle due orecchie per ricostruie mentalmente lo spazio tridimensionale.

Bisogna sottolineare che spazio, colore, suono e linguaggio verbalesono, quindi, il risultato di costruzioni convenzionali che trasformano i dati in "informazioni". [...]

1) lo spazio è il risultato dell'applicazione di convenzioni scientifiche, fisiche e simboliche al puro dato della materia;

2) lo spazio è, come il colore, il suono, il linguaggio verbale, informazione;

3) le diverse concezioni dello spazio sono forme mentali che variano nelle diverse epoche

4) le diverse forme mentali dello spazio trovano nell'architettura le propria reificazione [1]

LO SPAZIO ORGANO

Pensare in maniera analitica, pensare vivisezionando lo spazio e le funzioni porta alla concezione dello spazio in analogia all'organo, l'organo ha una funzione ed è dedicato in tutto ad assolverla, se l'organo è ammalato sia la causa che l'effetto sono nell'organo. Il museo Guggenheim di Wright crea un'equazione tra l'idea di museo e l'idea di percorso, tutto il museo è un unico percorso continuo, una rampa che si avvolge in maniera centripeta. Questa soluzione esteticamente affascinante è però una soluzione bloccata proprio dal suo costante rapporto con il centro ed è un problema in quanto la fruizione dei quadri è sempre rispetto a un'inclinata il che come è facile immaginare implica la scelta nell'esposizione di quadri che non si estendano eccessivamente in larghezza.

LO SPAZIO SISTEMA

Ritornando sulla metafora biologica è oramai noto che la fisiologia non è questione strettamente legata al singolo organo ma piuttosto al sistema organico nella sua interezza al punto che è possibile ottenere svariati effetti specifici e complessivi agendo per vie indirette.In architettura pensare in maniera sistemica significa pensare a tutta una serie di considerazioni che possono influenzarsi simultaneamente agendo sui legami di forma-funzione-materiale-costruttività. La grande complessità di questa strategia progettuale consiste nel fatto che la correlazione dei fattori implica che ogni ottimizzazione specifica deve corrispondere a un'ottimizzazione globale.

Con questo metodo è stato sviluppato il Guggheneim a Bilbao, nel quale diversi spazi si articolano da un centro sviluppandosi su estensioni e altezze diverse, diverse esigenze espositive sono risolte magistralmente. La struttura segue la forma ed è risolta da chi materialemente dovrà e potrà costruirla. I vari elementi trovano uno risposta nell'altro. L'edificio vive come spazio intercluso e come spazio pubblico connettendosi con le infrastrutture, si crea paesaggio sul fiume.

Qesto è un museo iperfunzionale, un museo come non era mai stato realizzato, talmente efficace da risultare persino più affascinante e coinvolgente delle opere che accoglie.

LO SPAZIO INFORMAZIONE

Come affermato precedentemente, lo spazio non è oggettivo bensì un rapporto il mondo fisico e le dimensioni cognitive che possiamo afferrare. per fornire un'ulteriore prova basta dire che il colore non viene percepito mai in maniera assoluta ma sempre relativa (vedi video); inoltre anche la trasparenza è un fattore contestuale, se si diesegna una croce costituita da 5 quadrati di cui i due a sinistra e destra di un colore e i due sopra e sotto di un altro colore mentre quello centrale di un colore derivato dai due precedenti, l'effetto visivo sarà di "velatura", cioè come se un nastro trasparente di un colore sia passato sopra una striscia di un altro colore, questo effetto svanirà immediatamente se i 5 quadrati vengono separati pur non cambiando i colori originali

Ne consegue la messa in discussione del cardine estetico del razionalismo vale a dire quella trasparenza antiprospettica che doveva favorire una 'nuova oggettività'. Questa nuova consapevolezza della trasparenza come contestuale, come anti-oggettiva è colta da Jean Nouvelle in particolare nell'edificio della fondazione Cartier. La questione della contestualità e della soggettività dello spazio trova nell'informatica e nei sistemi interattivi la propria espressione massima in quanto la materia non è più il rigido cemento ma la cangiante e vibrante realtà delle informazioni. Insomma la natura del colore è influenzato da elementi fisiologici, psicologici e culturali, è quindi informazione ovverosia applicazione di una convenzione ad un dato costituito dall'onda elettromagnetica. Questo ragionamento è estensibile a tutti i nostri sensi, quindi esiste davvero lo spazio?

La conclusione è che esiste la materia ma non lo spazio se non come realtà contestuale, lo spazio è informazione.

Non si tratta perciò di opporre il cyberspazio o lo spazio virtuale al reale, ma di riconoscere, come chiarisce Levy, che il virtuale (dall'etimologia latina virtualis, come ciò che esiste in potenza e non in atto) lungi dal riguardare un mondo falso e illusorio, si riferisce a uno dei modi possibili di essere, contrapponibile non alla realtà ma all'attualità, secondo quel <<quadrivio ontologico>>  che vede nell'articolazione possibile / reale e virtuale / attuale il dispiegarsi di ogni fenomeno concreto. [2]

[1] SAGGIO, Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura, Roma 2007

[2] GREGORY, Territori della complessità, Roma 2003

 

 

Appunti ed approfondimenti basate sulle lezioni del corso ITCAAD 2014 prof. Antonino Saggio