Luigi Moretti – l’origine dell’architettura parametrica

Sin dagli anni ’30 Moretti lamenta l’inadeguatezza dell’architettura rispetto alla complessità del mondo moderno. L’architettura Moderna e quella razionalista in particolare, non era stata in grado, a suo giudizio, di  rispondere alle nuove esigenze di funzionalità limitandosi a prospettare soluzioni empiriche ed essenzialmente formali per istanze meramente utilitarie.

Una nuova architettura, o meglio un nuovo linguaggio architettonico, vivente “nell’affascinante respiro del mondo attuale permeato di faustiano spirito scientifico”, può nascere, secondo Moretti, soltanto dall’applicazione dei metodi della matematica e dall’analisi logica delle strutture fondamentali.

Ciò implica a suo giudizio, l’individuazione e l’analisi dei parametri a cui si può ridurre la realtà, intesi come misure esprimibili numericamente e delle loro relazioni.

L’architettura dell’avvenire pertanto è quella che Moretti definisce “architettura parametrica” ovvero un’architettura che assegni alle funzioni precisi valori matematici ponendoli in relazione in quanto parametri. Una volta definito, il campo di queste relazione costituisce l’ambito in cui si esercita la libertà della decisione formale.

[...] I parametri e le loro interrelazioni, espressi in formule matematiche, divengono così l’espressione del nuovo linguaggio architettonico: la “struttura” nel senso delle forme e dei loro rapporti, rispondente a date funzioni di ordine pratico, etico, sociale e spirituale.

[...] Incaricato dei progetti del teatro E42 e dello stadio Olimpico al Foro Mussolini, egli si chiede se le forme normalmente adoperate per queste costruzioni rispondano effettivamente  nel modo migliore alle funzioni richieste. [...] Attraverso una serie di studi sulla distribuzione degli spettatori in un teatro in base a un abaco rettangolare e mettendo a punto delle formule per calcolare i coni visivi. Analogamente Moretti immagina per l’Olimpico una forma alata e tale da permettere a tutti gli spettatori di godere dello stesso spettacolo da qualsiasi punto delle gradonate.

da: Cecilia Rostagni, Luigi Moretti 1907-1973, Electa (2008)

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