Longitudine – l’influenza dello strumento nella concezione del mondo

Leggendo il seguente trattato si può identificare la differenza tra l’utensile orologio e lo strumento della longitudine, l’oggetto meccanico e l’astrazione mentale  che è causa ed effetto di una certa concezione del mondo e le sue implicazioni sulle potenzialità umane. La questione, tutt’altro che superficiale, comporta la differenza tra la vita e la morte per chi affronta il mare. Avere il controllo sulla propria posizione, non solo in situazioni particolari come attraversare un banco di nebbia ma anche nella normale navigazione, significa poter gestire le risorse per arrivare a destinazione o evitare di incrociare rotte nemiche o evitare di finire in America mentre si cerca di raggiungere le Indie.

“Le linee della latitudine e della longitudine cominciarono a intersecare il nostro modo di rappresentare il modo di rappresentare il mondo fin dall’antichità [...] già nel 150 d.C. il cartografo e astronomo Tolomeo le aveva tracciate nelle ventisette carte geografiche del suo primo atlante del mondo.

L’Equatore indicava per Tolomeo il parallelo di grado zero. Non era una scelta arbitraria, ma indicata da autorevoli predecessori, che a loro volta l’avevano derivata dalla natura, osservando i moti celesti.

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Tolomeo era invece libero di fissare il meridiano fondamentale, la linea di longitudine di grado zero, ovunque gli garbasse. Egli scelse di farlo scorrere lungo le Isole Fortunate (che adesso si chiamano isole Canarie e arcipelago di Madera) al largo della costa nordoccidentale dell’Africa. I successivi cartografi spostarono di volta in volta il meridiano fondamentale. [...] Ecco la differenza cruciale tra latitudine e longitudine – oltre a quella superficiale della direzione della linea,  che appare  evidente a tutti: il parallelo di latitudine di grado zero è fissato dalle leggi di natura, mentre il meridiano della longitudine di grado zero è mutevole come le sabbie del tempo. Questa differenza fa del calcolo della latitudine un gioco da ragazzi, e rende la determinazione della longitudine, specialmente in alto mare, un rompicapo per adulti – un problema che ha sfidato le migliori menti del mondo per la maggior parte della storia umana.

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Quando, in mare, il navigante  regola l’orologio della sua nave di mezzogiorno – il momento in cui il sole raggiunge il punto più alto nel cielo – e quindi consulta l’orologio del porto di partenza, sa che la discrepanza di un’ora  si traduce in quindici gradi di longitudine. Quegli stessi quindici gradi corrispondono anche a una certa distanza percorsa. All’equatore, dove la circonferenza della Terra è massima, quindici gradi vogliono dire mille miglia. A nord e a sud di tale linea, il valore di ciascun grado, misurato in miglia, diminuisce.

Un grado di longitudine equivale a quattro minuti in tutto il mondo ma in termini di distanza un grado si contrae dalle sessantotto miglia all’Equatore allo zero virtuale dei poli.

La conoscenza simultanea dell’ora esatta di due luoghi diversi – un prerequisito del calcolo della longitudine, che oggi riusciamo a ottenere così facilmente con un paio di economici orologi da polso – era una meta irraggiungibile fino a quando non furono inventati gli orologi a pendolo, e anche dopo. Sul ponte di una nave che stava rollando tali orologi rallentavano, acceleravano o si fermavano del tutto.

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Il  Parlamento inglese, con il famoso Longitude Act del 1714, stanziò la somma più cospicua, fissando un premio di entità notevolissima (miliardi di lire attuali) per un sistema <<praticabile e utile>>, atto a determinare la longitudine.

L’orologiaio inglese John Harrison, un genio della meccanica, che fu il pioniere della scienza della misurazione del tempo mediante strumenti precisi e portatili, dedicò la sua vita a questa ricerca. Egli realizzò ciò che Newton riteneva impossibile: inventò un oroologio che, come una fiamma eterna, avrebbe trasportato l’ora esatta dal porto di partenza a ogni remoto angolo della terra. Harrison, uomo di bassi natali e di grande ingegno, si battè contro gli uomini più insigni del tempo, inimicandosi in particolare il reverendo Nevil Maskelyne, il quinto a essere insignito del titolo di astronomo reale.

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I commissari, incaricati di assegnare il premio stanziato – Nevil Maskelyne tra loro -, cambiavano le regole della gara tutte le volte che lo ritenevano opportuno, così da favorire gli astronomi rispetto a Herrison  e gli altri “meccanici”. Ma alla fine la precisione e l’efficienza  della proposta di Harrison trionfarono.

cfr SOBEL D. , Longitudine, Milano 1999