Comunicazione marsupiale

Suggerisco di leggere il seguente articolo prima di proseguire: Re: La via dei simboli

Il percorso da William Morris a Gropius muovendosi verso l'astrazione e l'oggettivazione ha rinunciato all'aspetto metaforico dell'architettura, si è orientato verso la ricerca eticofunzionale, la frammentarietà e dinamicità. Al movimento moderno non interessavano i monumenti, li rigettavano anche perchè erano stati lo strumento del potere.

Guggenheim a Bilbao di Gehry

Gehry al contrario comprende che il monumento è un fatto civico innanzitutto, il simbolo di una collettività, il suo modo di vedere è che "questo è un tempo in cui gente più numerosa si mescola assieme, per aiutarsi reciprocamente e far funzionare le cose". E' lui a scegliere la zona per il progetto diversa da quella originariamente indicata dall'amministrazione e seleziona un'area dismessa ma che ha la potenzialità di riqualificare il lungofiume. Il corpo si articola liberamente cercando il rapporto con la città, con i suoi flussi, si annuncia con una struttura alta più di 100 metri che non ha una utilità funzionale ma di landmark, si fa architettura rappresentativa, simbolo, cattedrale.

Museo ebraico a Berlino di Libeskind

Il museo non è una teca che contiene oggetti è esso stesso comunicazione, denuncia, potente vissuto del misfatto che cala impietoso sul visitatore, è un generatore di emozioni. Libeskind lavora per sovrapposizioni e torsioni di metafore, una linea ideale della ragione su cui si contorce la linea della storia, i vuoti della disattesa giustizia nella caduta dell'umanità verso la follia, le ferite incise sulla pelle dell'edificio, altezze drammatiche, volti metallici gridano calpestati dai piedi dei visitatori, un giardino destabilizzante, una torre che è una prigione. Tutto è simbolico, impossibile non uscirne turbati.

Kiasma museum di Holl

Sorge in un'area triangolare tra il Parlamento neoclassico di Sigfrid Siren, la stazione progettata da Saarinen e la Casa Finlandia di Aalto inquadrandosi così tra una serie di grandi attrezzature pubbliche che si specchiano sull'acqua. Il progetto si forma attraverso due corpi, uno rettilineo sul fronte stradale e un secondo curvilineo, queste entità si avvolgono e incastrano una sull'altra in un crossover. La chiave del progetto è nel nome "Kiasma" che è sia una figura retorica per la quale i membri corrispondenti di una frase sono posti in ordine inverso, sia l'incrocio dei nervi ottici. Questa metafora è talmente forte e pervasiva da convincere a battezzare il museo proprio con questo nome e oramai è conosciuto come tale e non con il titolo descrittivo della funzione.

Appunti ed approfondimenti basate sulle lezioni del corso ITCAAD 2014 prof. Antonino Saggio