Frei Otto a Montreal

Il motto della Esposizione Universale di Montreal è stato “Terre des Hommes” inspirato dal significato di questo tema per il rapporto intimo e di interdipendenza tra l’uomo e la terra, Frei Otto ha progettato, insieme a Rolf Gutbrod, un sequenza immaginativa di paesaggi artificiali, tra loro sovrapposti e legati l’uno all’altro, e in armonia con il contesto naturale di acqua e terra intorno ad esso. Un roofscape oscillante è stato su una piattaforma di terra scolpita e un sistema di terrazze espositive a diverse quote. Il padiglione è stato uno dei gioielli architettonici della Expo e, senza dubbio, è stato un vero capolavoro di architettura leggera.
 
Nel disporre i puntoni, Frei Otto individua due quadrati allineati secondo una diagonale il cui rapporto tra i lati è di 2/3.
 
Sui vertici dei quadrati sono disposti i “punti di massimo” mentre al centro e in un punto determinato dalle mediane sono presenti i “punti di minimo” della tensostruttura. I primi sollevandosi da terra hanno la funzione di attrarre le persone come un mantice che si apre, i secondi hanno la funzione di disperdere le persone innescando la dinamica spaziale interna. Il risultato è un perimetro a esagono irregolare simmetrico. I punti perimetrali sono in numero e posizione studiati per connettere il telone al paesaggio del lotto.
 
 
 
Sotto il telone sono presenti le terrazze che accolgono l’esposizione, queste sono composte da quadrati di due misure principali i cui lati sono rispettivamente al quadrato maggiore individuato dai puntoni di 1/3 e di 2/9 cosicchè il quadrato più piccolo risulta in rapporto 2/3 rispetto al quadrato intermedio.
 
La ricerca della forma è in Frei Otto un atto di comprensione delle leggi della natura, più che come emulazione è la ricerca di come le forze della natura conformano direttamente la materia. In questo modo l’architettura per essendo artificio è perfettamente aderente a queste leggi. La materia è ottimizzata