Lo strumento

Parlando della differenza tra occhiale (utensile) e il cannocchiale (strumento!) Alexander Koyré, grande epistemologo, scrive: "un utensile, ossia qualcosa che - come aveva scorto bene il pensiero antico - prolunga e rinforza l'azione delle nostre membra, dei nostri organi sensibili [è] qualcosa che appartiene al mondo del senso comune. E che non può mai farcelo superare. Questa è invece la funzione propria dello strumento, il quale non è un prolungamento dei sensi, ma nell'accezione più forte e più letterale del termine, incarnazione dello spirito, materializzazione del pensiero"
 

Intendiamo quindi parlare di strumento come mezzo estensivo del mondo delle idee, come mezzo per reificare le idee e sostanziarle in particolare in un'architettura, rapportando questa idea alle concezioni di Wittegestein in merito all'isomorfismo tra mondo-pensiero-linguaggio possiamo affermare non solo il mondo può essere indagato attraverso lo strumento e quindi pensato e ancora espresso in un linguaggio architettonico ma lo strumento genera anche il processo inverso passando dall'architettura verso un pensare le cose e quindi un conoscere mondi possibili solo grazie a quello srumento, cioè lo strumento genera un 'paesaggio mentale'.

Partiamo con quello che intendo dire con paesaggio mentale.
Lo dirò in questo modo: come si può costruire 
una piramide se non si ha l'idea di un triangolo?

È una domanda molto semplice. Evidentemente non è possibile
costruire una piramide se non si ha l'idea di un triangolo. Il rapporto
è cruciale. Tendiamo a pensare manufatti che esistono nel
mondo con gli strumenti che abbiamo oggi, mentre invece dovremmo
cominciare a guardare a questi manufatti con le idee, le
conoscenze scientifiche e le capacità operative del loro tempo. Si
deve cominciare a cercare un modo di guardare all'architettura
come se fosse la reificazione di una forma mentale, come qualcosa
che diventa reale attraverso le idee, le cognizioni e gli strumenti
che esistevano in un determinato tempo.
 
 
In un certo qual senso noi "vediamo ciò che conosciamo" piuttosto che il contrario, cosa ancora più importante noi creiamo ciò che conosciamo. L'architettura è espressione di un tempo, una cultura, una visione del mondo e ciò che noi conosciamo del mondo è intimamente legato allo strumento con cui lo indaghiamo; è noto il principio quantistico secondo il quale "non è possibile assegnare, e quindi non è possibile conoscere, un definito valore della posizione e della velocità o quantità di moto nello stesso istante temporale", a seconda della domanda che si rivolge al mondo è possibile avere una risposta oppure un'altra e quindi il nostro strumento invera una realtà piutosto che un'altra.
In questo quadro l'architettura creata dall'Umanesimo è figlia del suo strumento principe: la prospettiva, ed è pensata attraverso tale strumento, concepita in funzione del punto di vista e della griglia modulare. Brunelleschi contribuisce alla creazione di questo potente strumento di controllo e restituzione dello spazio visivo e materializza un'architettura che grida la propria natura prospettica in ogni sua parte.
L'architettura del razionalismo era l'architettura della macchina, del trionfo industriale, dello standard ed era calibrata e misurata in funzione di questa visione del mondo, di questi strumenti. La visione di questo mondo è poi andata progressivamente in crisi, non sussisteva più un isomorfismo tra il mondo, la società e l'architettura razionalista già dopo la seconda guerra mondiale.
Un potente strumento della nostra epoca è internet e la tecnologia HTML, vale a dire il sistema degli ipertesti che permettono di eseguire salti cognitivi tra mondi diversi sia in senso geografico sia in termini di sapere; un ipertesto infatti non ha un inizio definibile, non ha una fine riconoscibile o n estensione determinabile , la dirzione di sviluppo del testo è propria degli interessi e le curiosità dell'utente in un dato momento.
 
Il mondo della Information Technology si
basa sulla continua mutabilità dei modelli
matematici, sulle inter-connessioni dinamiche
delle informazioni e questa idea
gradualmente dal mondo dei computer
penetra nel nostro modo di concepire
l'architettura e progettarla concretamente.
Il paesaggio mentale delle nuove generazioni è basato
sulla mutazione e riconfigurabilità e tende a reificarsi in un nuova
idea di architettura.
 

Galileo sosteneva che "La mathematica è l'alfabeto in cui Dio à scritto l'Universo", proprio questo indagare la natura nei suoi apsetti microscopici e macroscopici e trasportarli in una architettura che rispecchi la complessità dell'universo (o per meglio dire la complessità che noi conosciamo) è alla base di una architettura contemporanea che si fa paesaggio, si fonde con il paesaggio e cerca un essere in divenire.

 

Dice Paul Valéry, con le parole di Socrate, che per la natura non vi è
differenza tra un’azione e il modo in cui essa si sviluppa: “quasi che
ad una stessa sostanza appartengano la strada presa, la cosa che per
quella strada si mette, il tempo impiegato a percorrerla.
- Saggio, Lo strumento di Caravaggio, 2010
 
In merito a quanto può essere impattante nella società, nella percezione del mondo e addirittura in questioni di vita o di morte uno strumento suggerisco di leggere l'approfondimento:
 
 
NOTA:
le parti in corsivo sono citazioni da 
SAGGIO, datemi una corda e costruirò, Roma 2009

 

Appunti ed approfondimenti basate sulle lezioni del corso ITCAAD 2014 prof. Antonino Saggio