Stanislasvskij e la mira interiore

Questo che segue è un brano di Stanislasvskij in cui insegna agli attori come usare la propria testa, tutto quanto scritto qui è altrettanto valido per gli architetti che devono ideare un progetto, spero smuova qualcosa in chi si sente in panne:

-Non si corre per correre, o si soffre per soffrire. In scena non si agisce per la smania di agire, bisogna che l'azione sia fondata e utile.
[...]
- Il tuo esperimento non è riuscito per una serie di errori - mi spiega lui -. Primo: hai forzato la tua immaginazione invece di guidarla. Secondo: ti sei messo a fantasticare a casaccio. 
Come non si può agire tanto per agire, così non si può sognare tanto per sognare. La tua immaginazione non aveva uno scopo interessante, indispensabile per creare. Terzo errore: il tuo immaginare era privo sia d'azione che d'attività. L'attività è fondamentale nella vita immaginaria dell'attore. La tua immaginazione doveva risvegliare, prima l'attività interna e poi quella esterna. 
- Ma io agivo! volavo [in aereo] sopra i boschi. 
E Torcov di rimando: 
- Forse che agisci quando stai sdraiato in un rapido che corre a velocità pazza? La locomotiva, il macchinista, sì. Il passeggero è passivo. Sarebbe diverso se viaggiando, tu avessi un colloquio di affari, una discussione, o tenessi il giornale di bordo. Allora si potrebbe anche parlare di azione. Così nel tuo volo. Era il pilota che lavorava, ma tu non agivi. Se avessi guidato tu l'apparecchio, o avessi fatto delle fotografie si potrebbe parlare di attività. Noi abbiamo bisogno di una fantasia attiva e non passiva.
[...]
- Non so, non sono più capace di andare avanti. 
- Perché la tua finzione non è logica. Nella natura (salvo qualche piccola eccezione) tutto è logico e conseguente, e così devono essere le finzioni dell'immaginazione. Non ti devi meravigliare se la tua si è rifiutata di seguire una linea di lavoro priva di presupposti logici e con una conclusione così stupida! Nonostante ciò, il tuo esperimento ha raggiunto il suo scopo; ha dimostrato, visibilmente, un nuovo modo di fantasticare. 
[…]
Per esempio: è difficile che uno solo di voi abbia già fatto il giro del mondo, ma sarebbe possibile sia nella realtà che nell'immaginazione. E attenzione a non fantasticare «così», «genericamente», o «approssimativamente», («pressappoco», «generico», «approssimativo», sono cose che l'arte non tollera!), ma con tutti quei particolari di cui è fatta una spedizione. Durante il viaggio ti imbatterai nelle più svariate situazioni, con sistemi di vita e abitudini di popoli e paesi stranieri. È difficile che la memoria ti possa fornire tutto il materiale necessario. Dovrai attingerlo dai libri, dalla pittura, dai disegni, dalle fotografie, e da ogni genere di documentazione. Queste prime notizie ti chiariranno un po' le idee: dove precisamente devi andare, in che stagione, in che mese, dove ti porterà il piroscafo, in quali porti farai scalo. In seguito potrai avere altre informazioni sulle condizioni e le abitudini dei diversi paesi e città. A tutto quello che ancora mancherà per completare il viaggio attorno al mondo provvederà l'immaginazione. Ma intanto avrai una base più solida per il tuo lavoro non più campato in aria come le fantasticherie generiche che portano inevitabilmente l'attore ad una recitazione enfatica e di mestiere. Dopo tutti questi preliminari, puoi ormai fissare l'itinerario e cominciare il viaggio. Attento però a restare sempre logico e coerente. Ti aiuterà ad avvicinare il sogno sfuggente alla realtà solida e consistente. Tieni inoltre presente che la natura ha dato all'immaginazione molte più possibilità che alla realtà. L'immaginazione può raffigurare anche quello che non è possibile nella realtà. In sogno possiamo trasportarci in altri pianeti, rapire bellezze favolose, lottare e vincere mostri inesistenti, calarci nel fondo del mare e sposare la regina dell'Oceano. 
[…]
In questo lavoro, come vi ho appena detto, il posto che spetta alla logica e alla coerenza è dei più importanti. Esse aiutano ad avvicinare l'impossibile al verosimile. Perciò, creando storie favolose e fantastiche, siate logici e conseguenti.
[…]
vi domanderete: «Come mi sentirei io in quelle condizioni?» e vi tirerete di nuovo in disparte a osservare i vostri compagni e voi stessi fra loro. Anche questa volta sarete spettatori passivi delle vostre fantasie, ma spettatori di voi stessi. Auto-spettatori. Alla fine però, stanchi di starvi a guardare, vi verrà voglia di agire, e allora vi trasporterete fisicamente nel sogno e comincerete a studiare in Crimea o al Polo, vi metterete a riparare l'aereo o a montare la guardia al campo. 
Quando sarete protagonisti di questa vita immaginaria non potrete più vedere voi stessi, ma vedrete tutto quello che vi circonda, rispondendo intimamente a tutto quello che si farà attorno a voi, perché siete parte reale di quella vita. A questo punto vi troverete in quello stato d'animo che, come vi ho detto, chiamiamo «lo sono».

 

 

Stanislasvskij, Il lavoro dell'attore su se stesso, Bari 2010