L’esperienza del Senso Esteso

Qualche tempo fa collaborai a un esperimento del gruppo Altroequipe che fondeva insieme scenografia, danza, musica, video editing e motion capture. Mettendo a sistema queste discipline e tecniche i ballerini divenivano al tempo stesso interpreti e creatori della scena in tutti i suoi aspetti, di fatti essi potevano modificare la scenografia (basata su nastri flessibili) sulla quale venivano proiettate immagini in parte gestite da un operatore in tempo reale in parte ottenute dalla interpolazione dei dati provenienti dal MoCap; così anche la musica che veniva alterata dai movimenti dei corpi danzanti catturati dalle telecamere a infrarossi grazie ai marcatori posti sui ballerini.

Questo sistema generava quindi feedback continui e infinite variabili le cui relazioni erano multidirezionali e il cui esito, benché determinato in un campo di esistenza specifico,  possedeva una varianza potenzialmente illimitata.

In questa stessa occasione un danzatore mi mostrò come il computer può fornire una prospettiva altra e avulsa da pregiudizi attraverso la quale individuare nuove opportunità: egli utilizzava un software di animazione 3D (Poser) in due modi, il primo consisteva nel posizionare un manichino virtuale a fattezze umane in due posizioni di danza diverse e attraverso una interpolazione eseguita dal computer ottenere tutta la sequenza di movimenti necessari per passare dal punto ‘A’ al punto ‘B’; il secondo sistema (molto meno banale) si faceva forza della possibilità del software di “dimenticarsi” dei vincoli anatomici del corpo umano, infatti spuntando un semplice parametro ogni giuntura poteva assumere qualunque grado rotazionale rispettando esclusivamente la prossimità originale tra le parti anatomiche vale a dire che un gomito poteva ruotare di 360° mantenendo comunque la sua relazione tra braccio e avambraccio. L’effetto dell’assenza di questo vincolo nell’interpolazione era ovviamente paradossale in quanto il corpo del manichino arrivava a torcersi in maniera aliena per la nostra esperienza e nel caso specifico che rammento esso si compenetrava a un punto passando il braccio attraverso il torso; a questo punto il danzatore interpretava quanto visto sullo schermo e con mio grande stupore, grazie alla sua grande maestria, sembrò veramente riuscire per un momento ad attraversare il proprio corpo con il braccio per poi sgusciare subito dopo in una più rassicurante e familiare posa.

Il commento del danzatore fu che la propria formazione gli forniva gli strumenti per realizzare questa “magia” ma al tempo stesso lo manteneva ancorato a presupposti che mai avrebbero contemplato  paradossi irrealistici come quelli suggeriti dal computer, lo strumento quindi forniva l’occasione per lo scarto da questi presupposti e pregiudizi verso un modo più esteso di concepire le possibilità reali.